Tumori primitivi del fegato: sintomi, diagnosi e chirurgia | Prof. Riccardo Memeo

Tumori primitivi del fegato: sintomi, diagnosi e trattamento chirurgico

Il fegato è uno degli organi più importanti dell’organismo. Svolge funzioni essenziali per la digestione, il metabolismo, la depurazione del sangue e la produzione della bile. Proprio per la sua complessità, le patologie che lo riguardano richiedono un inquadramento specialistico accurato, soprattutto quando si parla di tumori primitivi del fegato.

I tumori primitivi del fegato sono neoplasie che nascono direttamente dalle cellule epatiche o dalle strutture biliari presenti all’interno del fegato. Sono diversi dai tumori metastatici del fegato, che invece derivano da un tumore nato in un altro organo e successivamente diffuso al fegato.

Tra i tumori primitivi del fegato più importanti ci sono l’epatocarcinoma, chiamato anche carcinoma epatocellulare, e il colangiocarcinoma intraepatico, che origina dalle vie biliari all’interno del fegato. La diagnosi precoce è fondamentale perché, nelle fasi iniziali, il tumore al fegato può non dare sintomi evidenti. AIRC segnala infatti che il tumore del fegato è spesso asintomatico nelle fasi iniziali e può manifestarsi solo quando la malattia è più avanzata.

Cosa sono i tumori primitivi del fegato

I tumori primitivi del fegato sono lesioni maligne che si sviluppano a partire dal tessuto epatico o dalle vie biliari intraepatiche. Le principali forme sono:

  • Carcinoma epatocellulare o epatocarcinoma, che nasce dagli epatociti, le cellule principali del fegato.
  • Colangiocarcinoma intraepatico, che origina dalle cellule dei dotti biliari.
  • Forme più rare, come angiosarcoma epatico e altri tumori primitivi meno frequenti.

L’epatocarcinoma è il tumore primitivo del fegato più frequente. Le linee guida EASL sul carcinoma epatocellulare evidenziano che l’HCC rappresenta circa il 90% dei tumori primitivi del fegato.

Fattori di rischio del tumore al fegato

Il tumore primitivo del fegato può svilupparsi più facilmente in presenza di alcune condizioni che danneggiano il fegato nel tempo. Tra i principali fattori di rischio troviamo:

  • cirrosi epatica;
  • infezione cronica da virus dell’epatite B o C;
  • abuso di alcol;
  • steatosi epatica metabolica, spesso associata a sovrappeso, diabete e sindrome metabolica;
  • alcune malattie croniche del fegato;
  • familiarità o precedente storia oncologica.

La cirrosi epatica rappresenta uno dei principali fattori di rischio per l’epatocarcinoma. Per questo i pazienti con malattia cronica del fegato devono essere seguiti con controlli periodici e programmi di sorveglianza personalizzati.

Sintomi del tumore al fegato

Uno degli aspetti più delicati del tumore al fegato è che nelle fasi iniziali può non provocare disturbi specifici. Questo significa che la malattia può essere scoperta casualmente durante un’ecografia, una TAC, una risonanza magnetica o controlli eseguiti per altre ragioni.

Quando presenti, i sintomi possono includere:

  • dolore o senso di peso nella parte alta destra dell’addome;
  • gonfiore addominale;
  • perdita di peso non spiegata;
  • stanchezza persistente;
  • nausea o difficoltà digestive;
  • colorazione gialla della pelle e degli occhi, detta ittero;
  • peggioramento improvviso degli esami del fegato;
  • comparsa di liquido nell’addome nei pazienti con cirrosi.

Questi sintomi non indicano necessariamente la presenza di un tumore, ma devono essere valutati dallo specialista, soprattutto nei pazienti con fattori di rischio epatici.

Diagnosi: quali esami servono

La diagnosi dei tumori primitivi del fegato richiede un percorso strutturato. Il primo obiettivo è capire la natura della lesione, la sua dimensione, la posizione all’interno del fegato e l’eventuale rapporto con vasi sanguigni e vie biliari.

Gli esami più utilizzati sono:

Esami del sangue

Gli esami ematici permettono di valutare la funzionalità del fegato e alcuni marcatori tumorali. Tra questi può essere dosata l’alfa-fetoproteina, spesso utilizzata nel sospetto di epatocarcinoma, insieme ad altri parametri epatici e oncologici.

Ecografia epatica

L’ecografia può rappresentare il primo esame di individuazione di una lesione epatica. È utile soprattutto nei controlli periodici dei pazienti a rischio.

TAC con mezzo di contrasto

La TAC permette di studiare il fegato in modo dettagliato, valutando dimensioni, vascolarizzazione e rapporti anatomici della lesione.

Risonanza magnetica epatica

La risonanza magnetica è particolarmente utile per caratterizzare meglio le lesioni del fegato e distinguere, quando possibile, tra lesioni benigne e lesioni sospette.

Biopsia epatica

In alcuni casi può essere necessario eseguire una biopsia, cioè un prelievo di tessuto, per ottenere una diagnosi istologica. La biopsia non è sempre indispensabile, ma può diventare utile quando gli esami radiologici non sono sufficienti a definire con certezza la natura della lesione.

Stadiazione e valutazione multidisciplinare

Dopo la diagnosi, è fondamentale stabilire lo stadio della malattia. La stadiazione serve a valutare:

  • dimensione e numero delle lesioni;
  • eventuale coinvolgimento dei vasi;
  • presenza di malattia al di fuori del fegato;
  • funzionalità epatica residua;
  • condizioni generali del paziente;
  • eventuale presenza di cirrosi.

La gestione dei tumori primitivi del fegato deve avvenire attraverso un approccio multidisciplinare. Chirurgo epatobiliare, oncologo, epatologo, radiologo, radiologo interventista e gastroenterologo valutano insieme il caso per definire la strategia più adatta.

Le linee guida europee EASL sottolineano l’importanza di percorsi personalizzati, sorveglianza basata sui fattori di rischio, standardizzazione degli esami di imaging e integrazione tra chirurgia, trattamenti locoregionali e terapie sistemiche.

Trattamento dei tumori primitivi del fegato

Il trattamento dipende dal tipo di tumore, dallo stadio della malattia, dalla funzionalità del fegato e dalle condizioni del paziente.

Le principali opzioni terapeutiche includono:

Chirurgia del fegato

La chirurgia può essere indicata quando il tumore è tecnicamente asportabile e quando il fegato residuo è sufficiente a garantire le normali funzioni dell’organo.

L’intervento ha l’obiettivo di rimuovere la porzione di fegato interessata dalla massa tumorale, preservando il più possibile il tessuto sano. La pianificazione chirurgica deve essere estremamente accurata, perché il fegato ha una vascolarizzazione complessa e una funzione metabolica fondamentale.

Chirurgia mini-invasiva e robotica

In casi selezionati, la chirurgia mini-invasiva o robotica può rappresentare una possibilità. La scelta dipende dalla posizione della lesione, dalla sua dimensione, dai rapporti con le strutture vascolari e dalle condizioni generali del paziente.

L’approccio robotico può offrire vantaggi in termini di precisione chirurgica e controllo dei movimenti, ma deve essere indicato solo dopo un’attenta valutazione specialistica.

Trattamenti locoregionali

Quando la chirurgia non è indicata o quando è necessario un approccio combinato, possono essere valutati trattamenti come termoablazione, chemioembolizzazione o radioembolizzazione. Queste opzioni possono essere utilizzate in casi selezionati e sempre all’interno di un percorso multidisciplinare.

Terapie oncologiche

In alcuni pazienti può essere necessario associare terapie sistemiche, immunoterapia o trattamenti oncologici specifici, sulla base del tipo di tumore e dello stadio della malattia.

Follow-up dopo il trattamento

Dopo il trattamento chirurgico o locoregionale, il paziente deve essere seguito con controlli periodici. Il follow-up serve a monitorare la funzionalità del fegato e a individuare precocemente eventuali recidive.

I controlli possono includere visite specialistiche, esami del sangue, ecografie, TAC o risonanze magnetiche. La frequenza del follow-up viene stabilita in base al tipo di tumore, allo stadio iniziale, al trattamento eseguito e alle condizioni del fegato.

Quando rivolgersi allo specialista

È consigliabile rivolgersi a uno specialista in chirurgia epatobiliare quando:

  • viene individuato un nodulo o una lesione sospetta al fegato;
  • il paziente ha cirrosi epatica o epatite cronica;
  • gli esami del sangue mostrano alterazioni persistenti;
  • è presente una diagnosi di epatocarcinoma o colangiocarcinoma;
  • è necessario valutare se un tumore al fegato sia operabile;
  • si desidera un secondo parere specialistico su un referto epatico.

Una valutazione tempestiva consente di definire il percorso più corretto, evitando ritardi diagnostici e terapeutici.

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Il Prof. Riccardo Memeo si occupa di chirurgia epatobiliare e pancreatica, con particolare attenzione al trattamento delle patologie tumorali del fegato, del pancreas e delle vie biliari.

Per una valutazione specialistica porta con te gli esami già eseguiti, come ecografia, TAC, risonanza magnetica, esami del sangue e referti oncologici.

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FAQ 

I tumori primitivi del fegato sono sempre maligni?

Con il termine tumori primitivi del fegato si indicano le neoplasie che nascono direttamente dal fegato. Le forme maligne più importanti sono epatocarcinoma e colangiocarcinoma intraepatico. Esistono anche lesioni benigne del fegato, come angiomi, adenomi e iperplasia nodulare focale, che richiedono un inquadramento diverso.

Quali sono i primi sintomi del tumore al fegato?

Nelle fasi iniziali il tumore al fegato può essere asintomatico. Quando compaiono, i sintomi possono includere dolore nella parte alta destra dell’addome, stanchezza, perdita di peso, nausea, ittero o alterazione degli esami epatici.

Il tumore al fegato si può operare?

In alcuni casi sì. La possibilità di intervento dipende dalla dimensione e dalla posizione del tumore, dalla funzionalità del fegato, dall’eventuale presenza di cirrosi e dalle condizioni generali del paziente.

Che differenza c’è tra tumore primitivo e metastasi epatica?

Il tumore primitivo nasce direttamente dal fegato. La metastasi epatica, invece, è una lesione arrivata al fegato da un tumore nato in un altro organo, per esempio colon-retto, pancreas, mammella o stomaco.

Quali esami servono per diagnosticare un tumore al fegato?

Gli esami principali sono ecografia, TAC con mezzo di contrasto, risonanza magnetica epatica, esami del sangue e marcatori tumorali. In alcuni casi può essere necessaria una biopsia.

Patologie
Esistono diverse tipi di patologie del fegato, che possono essere sia benigne che maligne. Queste patologie sono caratterizzate dalla comparsa di lesioni solide all’interno del parenchima epatico.

Tumori benigni del fegato
Questi tumori sono abbastanza comuni, ma poiché spesso non sono associati a nessun tipo di sintomo, vengono scoperti in maniera fortuita. Il trattamento chirurgico di questi tumori é necessario solamente in determinate condizioni, in funzione del loro possibile accrescimento volumetrico, del rischio di rottura o del rischio di degenerazione maligna.I più frequenti sono:

  • Angioma
  • Adenoma
  • Iperplasia nodulare focale
  • Cisti biliari
  • Pseudotumore infiammatorio

Tumori maligni del fegato
I tumori maligni del fegato sono divisi in due categorie. I tumori primitive (a origine dale cellule del fegato, come ad esemio gli epatocici e I colangiociiti) e I tumori metastatici (localizzazioni epatiche di masse che derivano da altri tumori, come ad esempio il tumore del colon).

I più frequenti sono:

  • Carcinoma epatocellulare
  • Colangiocarcinoma
  • Angiosarcoma
  • Metastasi epatiche da tumore del colon e retto
  • Metastasi da tumori neuroendocrini
  • Metastasi da tumore della mammella

Questi tumori del fegato hanno caratteristiche diverse fra di loro ma un comune percorso diagnostico e terapeutico.
Una volta accertata la presenza della lesione del fegato, bisogna capirne la stadiazione, ossia capirne il livello di malignità e la sua disseminazione. La diagnosi é realizzata quindi con un esame obiettivo del paziente, esami del sangue con dosaggio dei markers tumorali (AFP, CA 19-9, CEA, CA 15-3),  esami radiologici come TC (tomografia computerizzata), ecografia, RM (risonanza magnetica). Puo’ essere necessario per la tipizzazione della lesione realizzare una biopsia, ossia un prelievo su anestesia di un campione di tessuto che sarà necessario per un esame istologico in anatomopatologia.

Una volta completato il bilancio di estensione della patologia, con tutti gli elementi disponibili, il caso clinico del paziente viene discusso in maniera multidisciplinare (chirurgo,radiologo, oncologo, gastroenterologo) in modo da poter elaborare la migliore stategia terapeutica. In alcuni casi prima di affrontare l’intervento chirurgico puo’ essere necessaria la realizzazione di una chemioterapia. La realizzazione dell’intervento chirurgico deve mirare ad asportare la porzione di fegato con la  massa tumorale, lasciando una porzione di fegato sufficiente per svolgere le normali funzioni dell’organo.

Dopo l’intervento chirurgico, il paziente verrà controllato periodicamente per verificare la presenza di eventuali recidive della malattia  che potranno essere nuovamente operate o trattate diversamente.