Prima resezione epatica robotica al mondo con paziente da sveglio

Per la prima volta al mondo un tumore epatico maligno (epatocarcinoma) è stato asportato per via robotica in un paziente sveglio. La peculiarità dell’intervento sta nel fatto che il paziente, che non poteva essere operato in anestesia totale per gravissimi problemi respiratori, è stato operato con una anestesia periferica che permettesse il controllo del dolore e del movimento durante tutto l’intervento in cui il paziente è stato sveglio.

Il paziente era stato valutato da numerosi centri in Italia che avevano controindicato l’intervento chirurgico per il rischio di non risvegliarsi dopo l’intervento chirurgico del 90 per cento proprio a causa dei suoi problemi respiratori.

Il paziente, sveglio durante tutta la procedura durata circa 3 ore, ha potuto assistere alle varie fasi dell’intervento, permettendo una regolazione continua dell’anestesia per ottimizzare la sua collaborazione durante tutte le fasi. Grazie a protocolli di riabilitazione postoperatoria applicati dagli infermieri del reparto di chirurgia, il paziente è tornato a casa in perfette condizioni generali a 72 ore dall’intervento.

Per la prima volta al mondo un tumore epatico maligno (epatocarcinoma) è stato asportato per via robotica in un paziente sveglio. La peculiarità dell’intervento sta nel fatto che il paziente, che non poteva essere operato in anestesia totale per gravissimi problemi respiratori, è stato operato con una anestesia periferica che permettesse il controllo del dolore e del movimento durante tutto l’intervento in cui il paziente è stato sveglio.

Il paziente era stato valutato da numerosi centri in Italia che avevano controindicato l’intervento chirurgico per il rischio di non risvegliarsi dopo l’intervento chirurgico del 90 per cento proprio a causa dei suoi problemi respiratori.

Il paziente, sveglio durante tutta la procedura durata circa 3 ore, ha potuto assistere alle varie fasi dell’intervento, permettendo una regolazione continua dell’anestesia per ottimizzare la sua collaborazione durante tutte le fasi. Grazie a protocolli di riabilitazione postoperatoria applicati dagli infermieri del reparto di chirurgia, il paziente è tornato a casa in perfette condizioni generali a 72 ore dall’intervento

“La scelta di svolgere l’intervento chirurgico per via robotica – spiega Riccardo Memeo, direttore della unità operativa. di Chirurgia epatobiliopancreatica del Miulli, che ha condotto l’intervento con la dottoressa Valentina Ferraro e il dottor Carlo Alberto Schena – è stata fatta per poter utilizzare la tecnologia più all’avanguardia e per ridurre al minimo i rischi di complicanze durante l’operazione. Abbiamo infatti utilizzato la visione tridimensionale, la fluorescenza e le ricostruzioni tridimensionali per guidare la resezione chirurgica”. Le difficoltà erano dovute proprio alla tipologia di procedura finora mai svolta per via robotica con paziente sveglio.

L’intervento è stato svolto grazie alla collaborazione con il dottor Carmine Pullano, specialista in anestesia neuroassiale, coadiuvato dai dottori Gaetano Pavone, Claudia Piacente e Miriam Varvara, specialisti in anestesia dei trapianti di fegato e chirurgia epatobiliare avanzata, sotto la supervisione del  direttore della Unità operativa di Anestesia e rianimazione del Miulli, Vito Delmonte.

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